Paura dello sconosciuto

Ciò che è sconosciuto solitamente non piace perché nell'incoscio collettivo c'è una vocina che cerca di frenare quello che non è "standard" e non sicuro, per cui prevale l'inerzia e la resistenza al cambiamento. Paradossalmente ci sarebbe da gioire di quello che passa incompreso dalla maggioranza, perché si tratta di una novità che illumina solo chi l'ha ricevuta inizialmente, ma questo non ha alcun valore in una società robotizzata.

Cosa c'è di più prezioso di una prospettiva inesplorata che è come un seme che porta dentro di sé un nuovi mondi da scoprire ?

Lo sappiamo è più facile , veloce e meno dispersivo vivere in quello che è già approvato da tutti.

Si premia una condivisione cieca di cose pubblicizzate talmente tanto che alla fine vengono amate perché diventano parte dell'immaginario collettivo, e ci si immedesima in esse.

Il valore diventa veicolato più che ricercato, ed è quello che si merita chi teme di scoprire lo sconosciuto dentro di sé.

Si alza un telecomando e si accetta passivamente quello che viene presentato, favorendo una crescente paralisi delle facoltà intuitive e cognitive.

Le opere prendono valore nel tempo, non all'inizio del tempo, e si impedisce una bellezza emergente e l'energia diventa stagnante.

La bellezza non è riconosciuta nel suo istante, è tutti attendono che il mercato si muova in una direzione per dare valore alle cose.

E nell'attesa l'istante viene dimenticato ...

L'istante sfugge perché il sonno è pesante, è un ipnosi dove si è convinti che serve sempre attendere che qualcosa si realizzi per trovare una reale felicità che è sempre stata presente in ognuno di noi ...

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